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martedì 15 gennaio 2019

Marco Giallini

Io, Giallini

55 anni, 4 Aprile 1963 (Ariete), Roma (Italia)
occhiello

ricorda, quello che l'omini uniscono li sordi dividono!

dal film Romanzo Criminale - La serie (2008) Marco Giallini è Il Terribile
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Marco Giallini
Nastri d'Argento 2018
Nomination miglior attore commedia per il film Io sono Tempesta di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2017
Nomination miglior attore per il film Beata ignoranza di Massimiliano Bruno

David di Donatello 2016
Nomination miglior attore per il film Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese

David di Donatello 2015
Nomination miglior attore per il film Se Dio Vuole di Edoardo Falcone

David di Donatello 2013
Nomination miglior attore non protagonista per il film Buongiorno papà di Edoardo Leo

Nastri d'Argento 2013
Nomination miglior attore per il film Buongiorno papà di Edoardo Leo

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore per il film Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

Nastri d'Argento 2012
Premio miglior attore non protagonista per il film Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Io, loro e Lara di Carlo Verdone

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Io, loro e Lara di Carlo Verdone



Domani è un altro Giorno

Un film di Simone Spada. Con Valerio Mastandrea, Marco Giallini
Genere Commedia, - Italia 2019. Uscita 21/03/2019.

Marco Giallini e Claudio Santamaria sono i protagonisti di una black comedy sull'Italia aggredita dalla crisi. Dal 4 maggio su Netflix.

Rimetti a noi i nostri debiti: «una storia dei nostri tempi»

giovedì 19 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

Rimetti a noi i nostri debiti: «una storia dei nostri tempi» Il 4 maggio debutterà su Netflix Rimetti a noi i nostri debiti, lungometraggio di finzione di Antonio Morabito interpretato da Marco Giallini e Claudio Santamaria nei panni di due esattori di crediti. "Netflix si è dimostrata subito molto convinta, fin dalla prima volta che ha visionato il film", ricorda Morabito, "superando quei tentennamenti che avevano mostrato i distributori cinematografici davanti ad un argomento scomodo che ha anche una forte valenza politica. Grazie a Netflix il mio film verrà messo in onda in 190 Paesi e tradotto in 22 lingue: nessun distributore tradizionale avrebbe potuto garantire altrettanto". "Netflix può aiutare i film che non hanno una distribuzione. Un film nato per il cinema, sia che esca in sala che sul piccolo schermo, ha la stessa dignità. Tantopiù che molte serie oggi utilizzano un linguaggio cinematografico, una regia e fotografia da grande schermo". Claudio Santamaria "Spesso nelle sale un film, soprattutto italiano, ha una vita di una sola settimana, e poi sparisce dalla circolazione", rincara Giallini. "Una volta nel cinema della parrocchia ci restava per mesi!" Rimetti a noi i nostri debiti racconta una storia dei nostri tempi partendo dall'ultima rotella dell'ingranaggio", spiega Santamaria. "Il mio personaggio, Guido, perde l'ennesimo lavoro e per sopravvivere prova ad essere anche lui uno squalo, ma si rende conto di non farcela perché ha ancora una coscienza. Franco, il personaggio interpretato da Marco Giallini, è invece il mentore negativo di Guido". "Rimetti a noi i nostri debiti mi ha ricordato film come L'odore della notte per la sua dimensione onirica e senza tempo", interviene Giallini.

"E racconta cose che ho visto con i miei occhi: a Roma, sulla Nomentana alta, a volte capita di vedere uno steso per terra perché è stato preso a botte da qualcuno cui doveva dei soldi". "Guido e Franco sembrano i due protagonisti del Sorpasso per quanto sono male assortiti", continua Santamaria. "Franco è guascone e istrionico, Guido è chiuso in se stesso e non dà all'altro nessuna corda. Anche Marco ed io siamo attori molto diversi, ma questo è un bene: nessuno dei due permette all'altro di essere quello che è di solito. Il che ha reso i nostri due personaggi più sfaccettati e approfonditi". "Conoscevo Claudio perché è stato protagonista del mio Il venditore di medicine, dunque la sua bravura non mi ha stupito", afferma Morabito. "Con Marco invece non avevo mai lavorato prima, e dopo averlo incontrato ho riscritto mezzo copione per incorporare nel personaggio di Franco alcuni aspetti della sua personalità ironica".

   

Nel nuovo film di Daniele Luchetti Io sono Tempesta l'attore è un imprenditore senza scrupoli. Dal 12 aprile al cinema.

Marco Giallini: «Non ho niente in comune con Numa Tempesta»

giovedì 5 aprile 2018 - Paola Casella cinemanews

Marco Giallini: «Non ho niente in comune con Numa Tempesta» Nel nuovo film di Daniele Luchetti, Io sono Tempesta, Marco Giallini è Numa Tempesta, imprenditore senza scrupoli che si ritrova a lavorare in un centro di accoglienza per sfuggire al carcere. Un ruolo che rimanda ad Alberto Sordi e Vittorio Gassman (quello de Il sorpasso, cui il film fa omaggio con una scampanellata di clacson) e che non ha nulla in comune uno degli attori più benvoluti del panorama cinematografico italiano. Non ho niente in comune con Tempesta, a parte l'altezza e il fisico. Io non commetterei neanche la metà della metà delle sue nefandezze, non ne sarei proprio capace. Ma sono io che l'ho portato in scena, e dunque durante le riprese ho dovuto sospendere qualsiasi giudizio morale sul suo conto. Marco Giallini Secondo lei Numa è un coglione, come gli ripete suo padre nel film?
È un figlio di puttana, ma non un coglione. Un coglione è uno che crede a tutto, o che fa lo sbruffone con le donne. Numa invece è intelligente e poco interessato al sesso: anaffettivo e mascalzone.

Dica la verità, un po' le sta simpatico.
Diciamo che mi diverte. È una personalità forte, carismatica, uno di quelli che muovono il mondo, e si ritrova allo stesso livello dei frequentatori del centro di accoglienza, anzi peggio, perché gli tocca pulire i cessi del centro.

Una bella sfida per un attore.
Numa resta uno dei personaggi più belli che abbia avuto l'occasione di interpretare. Daniele Luchetti mi ha costretto a liberarmi di molti miei difetti per renderlo al meglio.

Le ha permesso di improvvisare?
Un po', ma Daniele è sempre molto preciso, sa quello che vuole e se la tua improvvisazione non coincide con i suoi obiettivi se ne disfa.

Secondo lei Io sono Tempesta racconta l'Italia di oggi?
No, racconta il mondo di sempre, la natura umana, come i film dovrebbero fare. Quelli belli, si intende.

   

Paolo Genovese e Valerio Mastandrea raccontano il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma e dal 9 novembre al cinema.

The Place, «un'indagine nella parte oscura che c'è in tutti noi»

mercoledì 8 novembre 2017 - Alessandra Vitali cinemanews

The Place, «un'indagine nella parte oscura che c'è in tutti noi» Lui è seduto sempre allo stesso posto. Non importa a quale ora del giorno e della notte, lo troverete sempre lì, all'angolo di un ristorante, allo stesso tavolo, con un quaderno in mano. Qualche volta ci scrive delle cose, qualche altra le legge. Non sappiamo niente di lui, chi lo viene a cercare sa soltanto che è capace di esaudire desideri. Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una 'buona' azione. Vogliamo tutti qualcosa. È il desiderio a farci umani, a fare di noi quello che siamo. È una sorta di verità generale, di parametro intangibile, atemporale, universale. L'assenza di desiderio, qualunque cosa sia, non esiste. Perché altrimenti verremmo al mondo? «Ognuno di noi quando ha bisogno di fare una scelta profonda ha qualcosa come riferimento [...] ognuno si confronta con qualcuno, con qualcosa, e Valerio [Mastandrea, ndr] rappresenta quei diversi qualcuno o qualcosa a cui ognuno di noi fa riferimento quando cerca un tema morale profondo». Paolo Genovese, regista del film A poche ore dall'uscita del film, al cinema da domani, Alessandra Vitali intervista il regista Paolo Genovese e Valerio Mastandrea, che in The Place ha il ruolo misterioso del deus ex machina, il motore (immobile) di una storia che coinvolge 10 personaggi interpretati da altrettante star del cinema italiano: Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Silvia D'Amico, Rocco Papaleo, Giulia Lazzarini e Vinicio Marchioni.

   

Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

lunedì 23 gennaio 2012 - Ilaria Ravarino cinemanews

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C'è chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perché con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerdì, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualità eccitano il cronista. Nel pubblico c'è anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perché l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia «non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate», e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua »

Un nuovo ingresso nella serie di Rai Tre.

La Nuova squadra: Marco Giallini, da Terribile a Vicequestore di Spaccanapoli

mercoledì 16 settembre 2009 - Alessandra Giannelli cinemanews

La Nuova squadra: Marco Giallini, da Terribile a Vicequestore di Spaccanapoli Con undici nuove puntate la serie poliziesca di Rai Tre, La Nuova squadra, riapre i battenti del Commissariato Spaccanapoli. L'avevamo lasciato alle prese con la corruzione di cui si era macchiato ed ora si trova nel difficile intento di riconquistare la stima del quartiere con l'impresa di smascherare alcuni clan della zona. Per questo, a fianco degli uomini già noti (interpretati da Rolando Ravello, Pietro Taricone, Elaine Bonsangue, Ciro Esposito, Gennaro Silvestro, Antonio Milo, Tony Sperandeo), ci sarà il nuovo vicequestore Andrea Lopez, l'attore Marco Giallini: un uomo tutto d'un pezzo, che pian piano guiderà al meglio l'intero staff. Per conoscerne le novità abbiamo chiesto a Giallini di parlarci della serie che, nel tempo, ha cercato di incontrare i gusti e le esigenze del pubblico, offrendo anche momenti romantici e spensierati accanto a fatti più drammatici e seriosi. Marco Giallini, romano e molto romanista, è un attore di cinema, teatro e televisione; è stato "il Terribile" nella serie televisiva Romanzo criminale, reciterà in quella de Il mostro di Firenze; ha lavorato con autori importantissimi come Sorrentino, De Maria, Risi (cui deve l'approdo al cinema con L'ultimo Capodanno accanto alla Bellucci); è stato protagonista di cortometraggi e videoclip, ma è anche un grande esperto musicale, di rock soprattutto nonché un convintissimo centauro. Romano verace, mostra tutta la sua simpatia, non rinnega la strada da cui proviene, anzi ne ha fatto la sua forza e parla con estrema sincerità del suo mestiere che lo vede protagonista su più fronti in queste ultime stagioni, anche accanto a Verdone.

Non ci resta che il crimine

* * - - -
(mymonetro: 2,35)
Un film di Massimiliano Bruno. Con Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi, Ilenia Pastorelli.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2019. Uscita 10/01/2019.

Io sono Tempesta

* * - - -
(mymonetro: 2,28)
Un film di Daniele Luchetti. Con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2018. Uscita 12/04/2018.

The Place

* * - - -
(mymonetro: 2,25)
Un film di Paolo Genovese. Con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2017. Uscita 09/11/2017.

Beata ignoranza

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,95)
Un film di Massimiliano Bruno. Con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Valeria Bilello, Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 23/02/2017.

Perfetti sconosciuti

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Paolo Genovese. Con Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2016. Uscita 11/02/2016.
Filmografia di Marco Giallini »

domenica 13 gennaio 2019 - Da sceneggiatore e regista, Massimiliano Bruno è sempre andato alla ricerca di un cinema leggero e satirico. Con un obiettivo dichiarato: incassare bene. Al cinema.

Non ci resta che il crimine, una commedia pensata per l'industria culturale

Roy Menarini cinemanews

Non ci resta che il crimine, una commedia pensata per l'industria culturale Raramente si ragiona in termini di industria culturale, quando si parla di cinema italiano. Il pubblico, giustamente, non ha voglia di discutere sul tipo di film da produrre in Italia; vuole semplicemente vederne di buoni, e preferibilmente appartenenti al genere della commedia. I critici, invece, dovrebbero fare il percorso contrario: non accontentarsi di giudicare il singolo esito ma comprendere se si muova alle sue spalle un'idea creativa e promettente di cinema per il grande pubblico. Massimiliano Bruno, da questo punto di vista, è la classica cartina di tornasole. Con i suoi film, il bicchiere è sempre mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda di quale gusto o prospettiva si applichi, ma non è mai completamente vuoto. Da sceneggiatore e regista, Bruno è sempre andato alla ricerca di un cinema leggero e satirico, ha costruito una galleria divistica per gli anni Duemila, ha mescolato generi e narrazioni con un occhio alla tradizione nazionale e uno ai modelli esteri. Di cosmopolitismo se ne vede poco, ma di vivacità progettuale ne ha da vendere. Non ci resta che il crimine è l'ultima evoluzione del cinema di Bruno. Certo, da sceneggiatori come Guaglianone e Menotti ci si sarebbe aspettato ben altro (avendo a disposizione il ricco scrigno degli anni Ottanta, molto sfruttato di recente), e tutto sembra come fiaccato dalla mancanza di mezzi. Raramente lo sforzo di contenere le spese (si tratta, in qualche modo, di un film in costume) è stato tanto visibile, con moltissimi interni, scene collettive minimaliste, e scorci di campagna un po' arrangiati.

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